
Le loro storie
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Storie vere di donne che hanno trovato nel Centro di Aiuto alla Vita di Legnano un punto di riferimento, ascolto e aiuto concreto nei momenti più difficili della loro vita.
* Le testimonianze sono reali, mentre i nomi sono stati anonimizzati per tutelare la privacy delle donne e delle loro famiglie.
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Sono in ospedale per una visita agli occhi vengo chiamata nell'ambulatorio e una delle infermiere ripresenti mi dice:
"Ciao M tu forse non ti ricordi di me ma io di te mi ricordo benissimo sono G."
Subito mi ricordo … e lei continua …
"Avevo 16 anni e stavo insieme a un cretino mio coetaneo e con quel cretino sono rimasta incinta. La mia mamma voleva che ci sposassimo ma io no, no, avevo fatto un errore a mettermi con lui ma non volevo farne uno più grosso sposandolo. Il bambino che aspettavo lo volevo tenere ma non volevo che crescesse in una famiglia posticcia. Per fortuna che ho incontrato voi del CAV, il centro di aiuto la vita.
Tu e le tue amiche mi avete appoggiato e sostenuto non solo economicamente ma soprattutto psicologicamente appoggiando le mie decisioni. Avete anche parlato con la mia mamma e le avete fatto capire che era necessario che io mi sposassi se non lo volevo, potevo anche non farlo e le avete garantito che voi mi avreste comunque sostenuto ed aiutato.
E così avete fatto.
Non ho sposato il cretino ma in seguito ho trovato un'altra cara persona, un compagno, che ha mi ha aiutato a crescere la mia bambina. Ho potuto studiare, mi sono diplomata e ora sono qui. La mia bambina adesso è grande, già lavora, si è fidanzata e vorrebbe anche lei avere un bambino. Sono contenta che da un errore che ho fatto e che poteva rovinarmi la vita e invece è nata questa mia bella storia. Ancora grazie, grazie davvero di cuore.
Che bello esserci rincontrate dopo tutti questi anni"
— Giuliana, giovane mamma italiana*
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Io sono di origine marocchina, con mio marito e le nostre due bimbe vivevamo in un'altra regione dove mio marito lavorava. Poi la mia mamma che abitava a Legnano si è ammalata gravemente. Siamo venuti qui per starle vicino al mio padre ci i aveva detto che qui mio marito aveva il lavoro assicurato. Invece non era così e addirittura mio padre non voleva mio marito in casa sua. Allora mio marito è andato ad abitare in una stanza da solo. Nel frattempo mi sono accorta che ero rimasta incinta e sia mio marito che mio padre volevano che io abortissi, ma io non lo volevo fare. Volevo tenere il mio bambino. La mia mamma poi è morta e io ho dovuto continuare a stare da mio papà con le bambine perché mio marito non aveva lavoro e continuava a vivere in una piccola stanza. Mio padre era spesso via per lavoro. Spesso mi mancava anche il necessario. Mi sentivo proprio sola. Non sapevo cosa fare. Una mia amica mi ha detto di rivolgermi al centro di aiuto alla vita. Sono arrivata tristissima da loro, piangevo. Mi hanno ascoltato e mi hanno detto che potevano aiutarmi: mi avrebbero dato tutto il necessario per la bambina che doveva nascere, mi avrebbero aiutato con le spese per le visite mediche e poi dopo la nascita della bambina mi avrebbero dato anche un aiuto economico per il latte e i pannolini. Poi mi hanno anche fatto incontrare un volontario di un'altra associazione (il pane di San Martino) che ogni mese mi porta un pacco con gli alimenti per me e per le mie bambine.
Ora la bambina è nata sta bene, è un amore. Ma non ho ancora potuto vivere con mio marito. Non so come andrà a finire, però io so che ho delle persone che mi possono aiutare, che mi possono stare vicino. Perciò sono più tranquilla e più serena perché non sono sola ad affrontare le difficoltà.
— Malika, mamma di origine marocchina*
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Ero appena arrivata dal Perù con mio marito e una bambina di tre anni, non parlavo ancora bene l'italiano, non conoscevo praticamente nulla di questo vostro paese. Mi sono accorta di essere incinta e non sapevo a chi rivolgermi. Una mia vicina di casa mi ha detto di andare al CAV, al centro di aiuto alla vita. Io ci sono andata, ero triste poco speranzosa e invece ho trovato due persone, due volontarie, che mi hanno ascoltata, hanno capito quelle che erano le mie paure, i miei timori, soprattutto perché ero in un paese straniero e non sapere come muovermi. Mi hanno detto che loro mi avrebbero fatto compagnia, che avrebbero potuto aiutarmi, di rivolgermi anche al consultorio e che con il consultorio avrei potuto avere le visite mediche che mi servivano e un aiuto anche dall'assistente sociale. Mi hanno anche detto che loro mi avrebbero potuto dare i vestiti, passeggino, lettino, e poi omogeneizzati, ecc. Io non volevo assolutamente abortire, volevo questo bambino, ma non sapevo cosa fare e a chi rivolgermi per un sostegno, dove andare … e loro mi hanno proprio aiutato.
Ora la mia bambina ha già più di un anno sta bene, non le è mai mancato niente di quello che aveva bisogno. Mio marito lavora come cuoco in un ristorante ed è bravissimo a fare il tiramisù. Ne stavo parlando con una volontaria e lei mi ha detto che il tiramisù è il suo dolce preferito, allora la volta dopo che l'ho incontrata e gliel'ho portato per lei e per le altre volontarie. Mi hanno detto che era veramente buono e io sono proprio contenta. I vestiti che ho ricevuto per la mia bambina li ho sempre tenuti bene e quando non mi servivano più li ho restituiti per altre mamme perché così come sono stata aiutata io possono essere aiutate anche loro.
— Milagros, mamma di origine peruviana*
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Quando avevo quasi 19 anni e frequentavo il quarto anno delle superiori, mi sono innamorata di un bellissimo ragazzo marocchino che ho incontrato un sabato pomeriggio a Legnano.
Mi sono innamorata subito perdutamente di lui: era molto simpatico, carino, gentile e mi faceva ridere il modo in cui parlava italiano.
Mi sono accorta di essere rimasta incinta che ero già al quinto mese. L'ho detto alla mia mamma, ho fatto il test di gravidanza: positivo!
Allora la mia mamma mi ha portato al Centro di Aiuto alla Vita, per chiedere un aiuto.
Io non volevo andarci: quella prima volta ero arrabbiatissima e non ho guardato in faccia nessuno. Le volontarie mi hanno subito accolta, mi hanno chiesto con gentilezza quale fosse la mia situazione, mi hanno assicurato che avrebbero potuto aiutarmi. Io non ho risposto ad alcuna domanda; alle domande rispondeva la mia mamma.
Alla fine mi hanno detto di pensarci su e che se volevo potevo tornare a trovarle.
Sono tornata una seconda volta, e poi una terza… e poi la loro gentilezza mi ha conquistato e piano piano ho incominciato ad ascoltarle.
Nei mesi prima del parto mi hanno dato un sostegno psicologico e morale e anche tutto quello che mi poteva servire per il mio bambino: il primo corredino, carrozzina, tutine e vestitini vari.
La mia bellissima bambina adesso ha sette mesi, mi sono sposata con il suo papà e viviamo tutti e tre insieme. Mio marito purtroppo non ha ancora lavoro, è in attesa dei documenti regolari, però tramite il CAV si è messo in contatto con l'Ufficio Stranieri del Comune di Legnano e vedremo…
Ancora adesso sono seguita e aiutata dalle volontarie del CAV che sono pure venute a trovarmi a casa.
— Carla, giovane mamma italiana di 19 anni
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Sono colombiana e sono venuta in Italia in cerca di lavoro. Ho lasciato in Colombia due figli grandi di un precedente matrimonio.
Ho trovato lavoro come badante. Sono qui in Italia da sola e ci sono dei momenti in cui divento triste e ho bisogno di affetto e sostegno.
Un giorno sono andata a un concerto di musica peruviana e lì ho incontrato una persona che è stata con me molto gentile, abbiamo incominciato a frequentarci e poi… sono rimasta incinta.
Appena l'ha saputo, questo mio compagno è sparito.
Ho capito subito di aver fatto una sciocchezza a stare con lui, ma non ho assolutamente mai pensato di voler abortire perché per me la vita è importante e sacra. E infatti da tutto questo è nata una gioia grandissima: la mia bellissima bambina.
Quando ho scoperto di essere incinta ho dovuto lasciare il mio lavoro, ero sola e non avevo da mantenermi.
Delle persone molto gentili dell'associazione dei Lions sono venute a conoscenza della mia situazione e hanno iniziato ad aiutarmi: mi hanno portato dei pacchi di cibo, mi hanno aiutata a trovare una casa e si sono messi in contatto con il Centro di Aiuto alla Vita, affinché potessero sostenermi dopo la nascita.
E così è stato: mi hanno dato vestiti, passeggino, carrozzina, e adesso anche il latte per le aggiunte al mio allattamento.
È stato proprio bello che si siano messi insieme queste due associazioni di persone molto gentili e generose.
Il papà della mia bambina, vedendo che io non ho pretese e che ci sono persone che mi stanno aiutando, ha incominciato a venirmi a trovare ogni 15 giorni e mi paga l'affitto. Appena la mia bambina compirà un anno spero di poter tornare a lavorare.
— Maria, mamma colombiana
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Sono Mara, una donna di Legnano amica di alcune volontarie del Centro Aiuto alla Vita, e vorrei raccontare come è nato il progetto "Con una mamma e il suo bambino".
Il sabato pomeriggio precedente la giornata CEI per la vita del 2023, mentre stavo preparando in chiesa al Redentore manifesti e primule, il parroco don Stefano mi dice: "bella iniziativa! Però sensibilizzare al problema della vita una volta all'anno è poco!".
Questa battuta mi è rimasta dentro, l'ho percepita come una provocazione. Ho cominciato ad informarmi se c'erano iniziative simili nelle altre parrocchie. Mi sono guardata in giro nell'Olresempione ed ho individuato alcune persone disposte a darmi una mano: due al Redentore, due ai Magi, due a S. Pietro e due ai Frati. Ci siamo trovati per definire il progetto che abbiamo chiamato "Con una mamma e il suo bambino".
La cosa, pian piano, ha preso piede, anche con l'appoggio di Don Stefano: il ricavato va al Centro Aiuto alla Vita di Legnano che sostiene mamme del territorio in difficoltà economiche, dalla nascita del figlio fino al compimento del primo anno di vita.
I fondi vengono raccolti una domenica al mese, presso le varie chiese, da noi volontari durante le messe festive e prefestive. Cerchiamo di sensibilizzare le persone al tema con depliant, informazioni sull'uso dei loro soldi, progetti completati.
Con mio grande stupore in questi anni abbiamo portato a termine più di dieci progetti. È proprio vero che, attraverso un nostro piccolo sì, il Signore opera.
Il gruppetto aveva anche un altro desiderio: educare pian piano ad un amore per la vita. Prendendo spunto dai cinquant'anni dalla nascita dei Centri di aiuto alla vita e dai trent'anni dall'enciclica "Evangelium vitae" abbiamo organizzato un incontro pubblico presso il Centro Culturale San Magno, che ha visto la partecipazione di un centinaio di persone.
— Mara, volontaria della comunità
Anche tu puoi fare la differenza per queste storie.
